La morte e la rinascita.

29
lug
La morte e la rinascita.

 

 

Forse non è un argomento troppo estivo quello della morte, ora si pensa alle vacanze al sole e alla spensieratezza ma da qualche tempo questo argomento mi ronza nel cervello. Non è facile parlare della morte, si ha quasi paura di pronunciarla la parola morte, lo si fa a bassa voce e con toni sommessi. Io ne voglio scrivere per due ragioni: la prima perché in questi ultimi tempi alcune delle persone a cui voglio più bene si sono dovute confrontare con essa, un suicidio, una morte improvvisa e una morte per lunga malattia;  la seconda perché io stessa, in un tempo abbastanza recente,  ho avuto a che fare con la grande falce. La perdita di entrambi i miei genitori in pochi mesi l’uno dall’altra, dopo mesi e anni di malattia ha segnato profondamente e in modo indelebile la mia esistenza ma soprattutto il mio approccio nei confronti della morte.

Per il mio carattere, ho sempre la tendenza a  trovare il lato positivo in qualsiasi situazione, anche la più buia, l’ho fatto anche quando, nel 2011 ho affrontato l’anno più difficile della mia vita, l’attesa della morte dei miei genitori. Mia madre, malata di Alzheimer da anni è peggiorata improvvisamente e mio padre, che l’ha sempre assistita, quando si è reso conto che nulla poteva più fare per lei, ha deciso di staccare la spina e di lasciarsi morire. È il momento in cui devi accettare, volente o nolente, che i ruoli si invertono e che i figli diventano genitori. È stato difficilissimo. Devo ringraziare i miei amici, la mia famiglia e il mio terapeuta se non sono impazzita. Io che di mia indole, ho sempre cercato di trovare una soluzione ai problemi, in quella situazione non c’era altro che aspettare, non c’era la soluzione, la soluzione era solo la pazienza e l’attesa che la vita facesse il suo corso.  Non è stato facile  ma a un certo punto ho capito che questi mesi di sofferenza potevano essere un regalo per me, ho cercato di carpire ogni attimo della lunga malattia di mia madre per trasmetterle tutto quello che per anni non avevo potuto, ho giocato con lei, sono diventata la sua mamma, avere la possibilità di imboccarla come un bambino è una sensazione di una dolcezza infinita che porterò sempre nel mio cuore e la ringrazio per avermi dato, con la sua sofferenza, la possibilità di dirci tutto quello che per anni non siamo state capaci di fare, dirlo con un linguaggio che non è quello della ragione e delle parole ma è quello della pancia e dei sentimenti. I mesi della sua malattia mi hanno fatto capire che l’Amore esiste e dopo questa scoperta non sono stata più la stessa. Con mio padre è stato diverso, la sua era una scelta, il suo è stato un lento suicidio, il suicidio di un uomo che non voleva accettare la morte della sua compagna di vita per 56 anni. Altro che prova d’Amore… Si spegneva come una candela, ogni giorno parlava di meno, dimagriva e, nonostante le cure, nulla serviva a fermare il suo distacco della vita e io non potevo fare nulla… Le burocrazie e le difficoltà professionali non mi hanno aiutato in questo ma a un certo punto ho capito che nulla e nessuno mi avrebbe impedito di star loro accanto. L’ultima settimana di vita di mio padre l’ho passata accanto a lui. Ha aspettato che arrivassi in ospedale e regalarmi un paio dei suoi sguardi prima che diventasse incosciente ma aveva un cuore di ferro che stentava a fermarsi. Non ho vissuto quei momenti con paura ed era strana questa mia reazione. Ho letto tanto sull’accompagnare alla morte e ho cercato di fare quello che il mio istinto mi diceva cercando di farlo soffrire il meno possibile. Ci sono state diverse canzoni che hanno fatto da colonna sonora a quel periodo, ma una in particolare, Avanzate Ascoltate di Paolo Benvegnù, è stata la musica che ho ascoltato insieme a mio padre il giorno che è volato via, quando mi sono resa conto che era solo una questione di ore.

E dopo la morte c’è la rinascita, c’è quello che avete letto nei post precedenti, c’è una vita nuova e una forza incredibile che viene da non so dove. I mesi successivi alla loro morte, quando ci pensavo razionalmente, avevo i capogiri. Ero da sola, non avevo più nessuno a cui pensare, avevo davanti a me una nuova vita da vivere con una sola e grande certezza, onorare quello che, in tanti anni di sacrifici e duro lavoro, i miei genitori mi hanno lasciato. Ed è incredibile come loro ci siano ancora in ogni momento della mia vita, è incredibile come mi senta quando vivo i loro spazi, quando guardo di fronte a me il cimitero e scherzosamente chiedo scusa a mio padre per tutto quello che sto pasticciando nella sua terra. Solo due anni fa in questo periodo stavo andando incontro alla sua morte, oggi sto andando incontro a una nuova vita. Due anni fa ero la mamma dei miei genitori, oggi sono la mamma di me stessa e forse sono pronta ad affrontare quelle paure più recondite che per anni mi hanno impedito di vivere appieno la mia vita.

Vorrei che queste parole fossero dei conforto a coloro – a me vicini – che hanno dovuto affrontare la morte recentemente e a tutti coloro che dovranno affrontarla. “Quello che non ti uccide ti fa crescere” dice Nietzsche e io non posso che sottoscriverlo.

 

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