RIFLESSIONI DI MARZO

03
apr

Ancora poche settimane e saremo nel pieno della campagna elettorale.

Quest’anno sembra che il paese sia uscito prima dal  torpore in cui cala solitamente all’approssimarsi della stagione invernale. E anche padre  tempo pare abbia compreso la necessità  di essere più clemente per dar modo a tutti di risvegliarsi prima dal lungo sonno invernale. Così niente letargo forzato dalla neve per il mese di febbraio, ma solo “rintanamenti” che,  se a prima vista sembrano dipendere dalla persistente pioggerellina  delle ultime settimane, in realtà celano caotiche riunioni che diconsi politiche, che fungono spesso, specie ai primi incontri,  da sfogatoi per recriminare contro questo o quello. E questo e quello te li ritroverai probabilmente in un successivo incontro, e allora in nome di una fantomatica disponibilità al confronto, immemore di quanto gridato a gran voce qualche giorno prima, non esiterai  neanche a venire a patti col diavolo pur di stare dalla parte di chi in quel momento sembra essere il più forte. Antichi vizi o moderne furberie?  Forse solo  un retaggio della politica che fu, di quando ancora imperavano i cosiddetti partiti di massa che dalle nostre parti, negli ultimi tempi, si distinguevano soprattutto per il colore.  Calato il buio, al venir meno della luce, nel bel paesello sono scomparsi i colori cosicché non è stato più possibile distinguere chi stava di qua da chi era di là.  E se è vero che le porte delle vecchie sezioni di partito si sono ormai chiuse, di cadaveri dentro non ne sono rimasti. Sembrano tutti resuscitati a nuova vita e a farci dimenticare che i volti restano gli stessi, a molti è bastato scrollarsi di dosso qualche peso morto e provvedere al cambio d’abito, rigorosamente stinto in attesa dei colori disponibili in tintoria. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio” dice il vecchio detto, così se prima ci si rinchiudeva in sezione,  oggi ci si rinchiude di qua e di là, affinché quella lista di nomi da stilare in vista della nuova tornata elettorale, resti segreta fino all’ultimo secondo utile alla presentazione delle candidature. Ma si sa qui da noi i segreti sono un po’ come quello di Pulcinella. Così niente nomi a sorpresa, tutto al più un rimescolamento di quelli vecchi che farà venir meno anche la naturale alternanza, nell’impossibilità di costruire un’alternativa, dei  gruppi costituiti per la gestione della cosa pubblica.

Sorprendete la nostra (di noi paesani) capacità di passare dall’immobilismo totale, dall’apatia verso tutto e tutti, all’improvviso, quanto spesso inaspettato, generale risveglio degli animi con conseguente riscoperta del nostro bisogno di fare comunità!

Così il paese è tutto in fermento. Il cittadino rivendica a gran voce i suoi diritti, l’amministratore scende dal suo piedistallo per calarsi tra la folla, il politicante rimette i panni del paladino della giustizia mentre io resto sospesa nel limbo. Penultima dei non eletti della lista vincente delle ultime amministrative, poi costretta a restare fuori dalla vita amministrativa a dispetto di quanto dichiarato pubblicamente dal candidato sindaco circa la necessaria partecipazione di eletti e non alla gestione della cosa pubblica,  non riesco a scrollarmi di dosso il peso di quel marchio che ti si appiccica sulla pelle nel momento in cui apponi quella firma sulla lista dei candidati, fino a quando, spero,  qualcun  altro non prenderà il tuo posto nel novero dei nomi che figureranno sotto quello stesso simbolo che cinque anni prima ti aveva rappresentato. E nonostante il tuo desiderio di partecipare attivamente alla nuova tornata elettorale, quel marchio ti impedirà di rimetterti in gioco. Perché hai una coscienza e ad essa devi dar conto prima ancora che agli altri, e all’invito a ricandidarti sotto un nuovo simbolo e con nuovi compagni, magari con nuove proposte, per quanto allettante, non potrai che dir di no. E laddove dovesse prevalere la tua voglia di esserci o magari ti facessi convincere dal fare adulatorio di chi ti chiede di essere al suo fianco, basterebbe un sincero esame di coscienza  per riportarti sulla retta via. Perché non basta non essere stati eletti, o non essere stati assecondati in quelle che erano le istanze di cui eri portatore e ritirarti a vita privata, limitandoti a coltivare il tuo orticello, per prendere le distanze dall’operato dei tuoi ex compagni di viaggio. Nel momento in cui apponi quella firma ti assumi la responsabilità dell’andamento della cosa pubblica fino a nuove elezione (ammesso che deciderai di non ricandidarti).  Sebbene i tuoi numeri non siano stati sufficienti a catapultarti direttamente in consiglio comunale, sebbene il tuo voler gridare a voce alta  ciò che per te è giusto o sbagliato, abbiano determinato un forzoso allontanamento dal gruppo di maggioranza neo eletto, pensieri, azioni, responsabilità della parte politica che hai contribuito a far eleggere, saranno tuoi fino a quando non troverai il coraggio e la forza di far sentire la tua voce non solo all’interno del gruppo di cui eri parte, ma soprattutto fuori, prendendo pubblicamente le distanze dai tuoi vecchi compagni, motivando il tuo dissenso e proponendo alternativamente nuove soluzioni, rispondenti ai principi e al programma del vostro comune manifesto elettorale, alle problematiche costituenti il punto di rottura.

Bel quadretto, vero? E anche abbastanza realistico se non avessi omesso qualche particolare importante. Così a onor del vero, a rischio di mitigare la fierezza del soggetto in primo piano (io) e accentuare lo squallido grigiore dello sfondo del quadro delineato, aggiungo qualcos’altro.

Se dicessi che,  se sei femmina e  hai una famiglia numerosa o nota oppure  svolgi un lavoro “importante”, dalle mie parti,  il tuo nome, in questo periodo, correrà di bocca in bocca in quanto sarai il candidato ideale o meglio la candidata ideale alle prossime comunali, aggiungerei un particolare che completando la visione d’insieme descriverebbe meglio la realtà delle cose, non senza precisare , però, che in tal caso, in periodo pre elettorale, gli inviti alle riunioni politiche dei più disparati gruppi, saranno numerosi.  E fin qui ci saremo limitate ad aggrottare le sopracciglia, ma come non storcere il naso quando aggiungo che il tuo compagno sarà messo al corrente della proposta che ti sta per giungere sempre prima che essa arrivi a te?

Ripenso allora ai fiumi di inutili parole che si riversano in libri e giornali, al tempo sprecato in altisonanti discorsi, ai mille espedienti di donne in prima linea quando si tratta di intraprendere battaglie di civiltà, nel tentativo di imporre per  legge la nostra presenza nelle istituzioni e mi chiedo se non sia meglio restare nell’ombra piuttosto che diventare protagoniste di una nuova caccia alle streghe, e con un atto di vigliaccheria, in nome di una questione di principio,  faccio un passo indietro e mi rifugio nei miei pensieri, in attesa che le cose cambino.

About the author: virsol.71