Sanremo “in famiglia”.

18
feb
Sanremo “in famiglia”.

Sono fra quel 50 per cento circa di italiani che il Festival di Sanremo quest’anno non l’ha visto.


Normalmente mi piace vedere lo stile della nuova conduzione, gli abiti delle vallette (ora elevate al ruolo cooconduttrici anche se fa sempre tutto il conduttore!), ascoltare qualche canzone.
Così la prima serata del Festival eravamo dall’altra parte della barricata e qualcosina abbiamo visto e sentito fino al quarantottesimo minuto di trasmissione dove ho subito un duro colpo (in seguito al quale mi sono rifiutata di vederlo nelle serate successive), sul palco dell’Ariston è apparsa la famiglia Anania da Catanzaro: padre, madre e 16 figli.
Non posso ripetere tutto quello che ho pensato e detto in seguito a questa “apparizione” e alle parole dette dal signor Anania. Ben inteso non ce l’ho con la famiglia Anania né per il loro credo né per essere così numerosa, quello che non sopporto e che mi sembra intollerabile è il messaggio che quella sera la Rai (televisone pubblica!) ha voluto lanciare dal palco dell’Ariston.

Lo riassume molto bene questo “articolo” apparso su Sanremo news.it:
Carlo Conti tiene in modo particolare alla presenza degli Anania all’Ariston, i quali testimonieranno il loro personale messaggio cattolico e la realtà di una famiglia voluta dal Signore. Un’ottima idea quella di unire un momento di musica a quello della unicità di un nucleo familiare così grande, unito e fiero della propria compattezza”.
La mattina successiva ero ancora inferocita, fino a quando sono apparsi sulla mia pagina Facebook il post di Manuela Campitelli e quello di Veronica Gentili, per citarne due. Mi sono sentita rassicurata, soddisfatta e ho apprezzato molto le loro riflessioni. Successivamente anche alcuni speaker della stazione radio che ascolto hanno criticato la scelta di Carlo Conti.
Ognuno è libero di manifestare il suo pensiero, viviamo in una società democratica ma con i propri mezzi non con quelli pubblici e non proprinandolo a milioni di italiani che magari non la pensano esattamente allo stesso modo.

Piccola parentesi, il fatto che il giorno dopo sia stata invitata Conchita Wurst non è a mio avviso certo da vedere come un’apertura o un modo per bilanciare la serata precedente, tanto che Carlo Conti intervistando sul palco la celebre cantante austriaca ha utilizzato il genere maschile e il suo nome originario, il che la dice lunga.

Ancora una volta ci è stato dimostrato che viviamo in un paese solo apparentemente laico. Un paese dove il nucleo familiare è : padre, madre e figli. Come se questa fosse una verità assoluta. La famiglia a mio avviso è composta da PERSONE che si amano e si stimano, con o senza figli, coniugate o meno. Ognuno di noi ha il suo credo, o meglio crede che esista una “forza” superiore oppure no. E a mio avviso vivere in uno stato democratico significa anche rispettare il pensiero delle altre persone e non far sì che un credo prevarichi gli altri.

Purtroppo in Italia avviene spesso, molto più di quanto immaginiamo. La Chiesa, intendendo con essa lo Stato Pontificio, ha troppa ingerenza nelle scelte che il nostro stato prende, e sul palco dell’Ariston ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.

 

 

 

 

 

 

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