Due categorie.

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Due categorie.

Siamo creature strane noi donne. Alcune meravigliose, forti, combattive, determinate, dolci, fragili. Altre cattive, invidiose, sciocche, ipocrite, giudicanti, presuntuose.

O si è l’una o si è l’altra, non ci sono vie di mezzo, almeno dal mio punto di vista e dalla mia esperienza. In momenti diversi ma ho incontrato entrambe le categorie, come penso ognuna di noi. Un periodo dove ho avuto tanto a che fare con le prime e poco con le seconde e ora molto più con le seconde che con le prime.

È un’esperienza meravigliosa relazionarsi con le donne “cazzute”, (premetto che il termine “cazzuta” mi piace poco per definire una donna, il perché non ve lo devo spiegare, ma finora non ho trovato un sinonimo che mi piacesse quindi passatemelo!) quelle che non devono dimostrare nulla, quelle che sanno fare i conti con le loro fragilità, quelle che si mettono in discussione, quelle che sono forti e leali. Sono cresciuta con loro, mi hanno arricchita e fatta diventare quello che sono. E non sto parlando solo delle amiche, parlo di colleghe, conoscenti, politiche o quelle che passano solo una volta nella tua vita ma lasciano il segno. È bella la sensazione che provo dentro di me quando mi trovo a pensare: “Vorrei essere come lei”. È crescita, è non fermarsi mai.

In questi ultimi anni hanno preponderato le seconde, forse perché nei posti piccoli gli ambienti di aggregazione non sono tanti e lì trovi il buono e il cattivo. Rimango basita quando una donna mette tanto accanimento nel giudicare un’altra donna (e non sto parlando di corna e tradimenti che nei paesi vanno tanto di moda) ma di giudicarla solo perché la pensa diversamente.  Talmente ottuse  da non capire che se le critiche non si fanno dal vivo,  dove puoi sussurrarle in un orecchio e nessuno lo sa, ma sui social network dove, se non usi un minimo di privacy tutti sanno quello che hai detto come se avessi un megafono , c’è poco da arrampicarsi sugli specchi cercando di giustificare certe cose dette, pietoso e degno della peggiore soap opera.  Come direbbe mia madre: “lu diavolu fa le pentole ma no li coperchi”.

Ma c’è un’inversione, lo sento, mi sto rendendo conto che le donne di qua, quando sono “cazzute” lo sono davvero, perché quando ti fai il culo e lavori non hai tempo per pensare a come fare del male al prossimo. Avanzano le dita di una mano per contarle ma ci sono. Faremo un po’ fatica ad ammettere le nostre fragilità ma siamo consapevoli che non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, che tra di noi ci possiamo “fidare”, che si possono costruire progetti comuni, che lavorare assieme per un unico obiettivo aiuta tutte noi a crescere e a essere migliori. E questo mi fa sperare…

Buone Feste Donne

 

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