Emancipazione: obiettivo comune per tutte?

13
apr
Emancipazione: obiettivo comune per tutte?

In questi giorni sto affrontando una frustrazione / delusione da insegnante sia sul piano didattico che umano. Dopo 6 anni porto una delle mie classi alll’esame per il diploma di primo livello. Si tratta di un esame che, sommato ai voti ottenuti nell’ ultimo anno, potrà dare ad alcuni alunni la possibilità di accedere al triennio per sostenere la maturità, ad altri permette di frequentare un percorso professionale accompagnato allo studio, ad altri rilascia una licenza che forse permetterà loro di trovare un lavoro con molta fatica.

Per questi ragazzi è un momento decisivo, che segnerà la loro vita futura e quindi mi aspettavo di vederli combattere e impegnarsi per raggiungere il meglio che le loro capacità possano permettergli. Le mie aspettative vengono deluse giorno dopo giorno, non solo a causa dello scarso impegno, ma anche per via del fatto che l’esame sia l’ultimo dei loro pensieri.

Soffermandomi, in questo blog, sui comportamenti femminili, ho dovuto constatare che molte ragazze (soprattutto coloro di provenienza dai paesi del Medio Oriente, ma ce ne sono anche alcune occidentali) preferiscono svariati appuntamenti dal parrucchiere e numerose partecipazioni a vari matrimoni invece che sgobbare un po’ sui libri per fare un dignitoso esame e quindi avere un diploma che permetta loro di emanciparsi e divenire indipendenti. In fondo, il punto è questo. Nel giro di un paio di mesi si gioca una partita fondamentale per il loro stesso futuro, in un paese (la Germania) in cui ci sono tutti i presupposti per ottenere un lavoro decente a fronte di un diploma di scuola superiore o studio ben fatto. Scegliere a priori di non volersi impegnare per questo obiettivo che possa permettere loro di essere indipendente di testa e di tasca non è una saggia decisione.

La domanda che mi frulla in testa è: quante ragazze si vogliono emancipare davvero? Slegarsi da imposizioni familiari? Mi sembra che per alcune di loro sia molto più comodo rimanere ancorate ai modelli imposti dalla società (retrograda): puntare tutto sull’ aspetto esteriore (parrucchiere, estetista, vestito) per essere perfette all’ appuntamento del matrimonio altrui e di conseguenza sperare che i propri genitori provvedano a trovare dei papabili futuri mariti e avviare le trattative per l’accoppiamento. A me sembra una prospettiva piuttosto triste e poco lungimirante, ma sono perfettamente consapevole del fatto che per alcune (ho paura a dire molte) sia la miglior prospettiva futura pensabile.

Vedere questo atteggiamento diffuso tra le ragazze mi fa una grande rabbia, soprattutto se poi penso al sacrificio di tante donne che hanno dovuto combattere per affermare il proprio diritto all’ istruzione (cito su tutte Malala Yousafzay, la ragazza pachistana ferita dai talebani per la sua lotta per l’istruzione femminile e premio Nobel per la pace nel 2014). Inoltre sento di aver fallito come insegnante, visto che non sono riuscita a trasmettere a tutte le mie alunne l’importanza di istruirsi e imparare a stare sulle proprie gambe, di essere indipendente intellettualmente.

Paola Di Gregorio

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