I soldi all’imprenditoria femminile che hanno portato?

16
mag
I soldi all’imprenditoria femminile che hanno portato?

Ultimamente si è concretizzato nella mia mente questo quesito: tutti gli articoli, gli avvisi, i post, i passaparola su finanziamenti ed incentivi per l’imprenditoria femminile cosa raccontano? a una generazione di distanza dalle prime politiche italiane ed europee in tal senso , che risultati possiamo dire di avere raccolto?

Naturalmente, come tutte le domande molto puntuali, la risposta o non c’è o non si vede. Ammesso e non concesso che internet sia la giusta fonte per dare una risposta, mille sono le fonti relative all’esistenza di opportunità locali, nazionali ed europee negli anni per donne con idee imprenditoriali.

Molto minori e, quindi, potenzialmente parziali, sono invece i contenuti che tentino di dare una valutazione a distanza di qualche anno.

Parliamo precisamente di 24 anni: risale al 1992 la prima importante misura italiana rivolta ad “Azioni positive per l’imprenditoria femminile”, una legge che prevedeva la messa in campo di facilitazioni. C’è stato bisogno di attendere il 2000, per avere un Regolamento e il 2001 per una Circolare indicante le procedure per ottenere i finanziamenti.

Fronte europeo per una volta i tempi più o meno coincidono, sia con i primi strumenti di chiara politica comunitaria a riguardo, il cui padre di tutto sarebbe il Fondo Sociale Europeo, sia con le prime iniziative comunitarie a sostegno concreto (Programma Now e Programma ILO).

A partire da questi capisaldi, è divenuto un architrave delle politiche annuali locali e non l’idea che sia la garanzia di un equo accesso a strumenti e opportunità la strategia corretta per uno sviluppo economico e sociale più durevole, perché aperto ai contributi di più categorie e ruoli sociali, in particolare sia maschili che femminili. Ciò si è tradotto in stanziamenti annuali per l’imprenditoria femminile, spesso a fondo perduto o agevolato, accanto ad opportunità di formazione professionale per le donne.

Ciò che nella mia ricerca, mi rendo conto parziale, non sono riuscita ancora a costruirmi è una risposta alla mia domanda.

Trovo vari contributi che individuano chiare correlazioni tra i livelli di disoccupazione femminile e le misure sopra citate, tra il numero di iniziative imprenditoriali femminili e le stesse, e poi varie vetrine di iniziative di successo, storie personali. Si individua nella forte propagazione territoriale un punto di forza del panorama italiano, dove avremmo istituito l’unicum dei Comitati per l’imprenditoria femminile delle Camere di

Commercio, con tanto di osservatori: un aspetto, la territorialità, che naturalmente porta con se anche un limite alla facilità e disponibilità di numeri e variabili più complessive da poter valutare.

Anche un computo del totale delle risorse messe a disposizione in questo mezzo lustro non appare un dato facile o immediato da ricostruire.

Detto questo, consapevole che nulla è facile ed immediato e sosprattutto incontrovertibile quanto la fonte è la rete, lascio aperta a me e a tutti noi la sfida del mio quesito iniziale.

Quanto e come le misure per l’imprenditoria femminile stanno avvicinando il nostro mondo ad una realtà di parità dei generi? sotto quale punto di vista? e questo processo contribuisce allo sviluppo economico e sociale della donna e della comunità?

Marianna Rucli

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