Percezioni del borgo

19
mag
Percezioni del borgo

Sarebbe veramente  un’arte far rivivere un piccolo borgo, morto o morente che lo si definisca, esaltandone le bellezze, decantandone le tradizioni, fotografando personaggi  singolari a tutti noti nella piccola realtà di cui  si tratta. Non di rado qualcuno ci prova. Ma alla vita reale, quella quotidiana dei tanti o pochi che ancora ci vivono nel paese, i cui confini vanno ben oltre il borgo antico, nessun accenno. Tutto riporta indietro.

Nostalgici e malinconici i cantori di tale ipotetica arte sembrano ciechi di fronte alla quotidianità della comunità che abita l’oggetto della loro attenzione. Mentre il paese, ai miei occhi, appare come un pullulare di persone  costrette a interagire tra loro. La costrizione alla interazione fa parte della nostra cultura, non saremmo “paesani” se non dispensassimo continuamente saluti e chiacchiere: al vecchio sindaco, non originario, trapiantato in paese da più di un trentennio, per tutto il suo mandato è stato contestato non il suo lavoro, ma il fatto che si facesse vedere poco in giro… La nostra quotidianità risente e gode  al contempo del dover essere e del dover fare. Diventa, così, doveroso interagire con gli altri: sarà impossibile sottrarsi ad un invito a cena dei vecchi compagni di scuola senza una valida giustificazione o dire no alla richiesta di aiuto per  una delle numerose manifestazioni culturali che le diverse associazioni esistenti organizzano durante l’anno, così come sarà difficile rifiutare l’invito anche solo a partecipare a quelle stesse manifestazioni… e ciò varrà tanto per un uomo quanto per una donna.

Che io ricordi le donne in questo piccolo angolo dell’Appennino sono sempre state loquaci ed estroverse, non segregate in casa da padri e mariti gelosi, ma costrette invece ad uscire a lavorare come bestie da soma da padri e mariti padroni. Il lavoro è risultato essere l’ancora di salvezza dalla segregazione in casa per le nostre donne.  Ne ha, però, plasmato gli animi, e lavoro e sacrifici ci sono apparsi sempre come l’essenza dell’essere delle nostre madri, tanto che anteporre al lavoro un po’ di svago è spesso cosa difficile anche per noi figlie. Ma il paese non è affatto morto o morente, il paese è vivo nonostante i numeri. Il paese muta, si evolve, diventando quel luogo in cui le giovani donne, strette tra doveri tra loro contrastanti e incoraggiate dalle loro stesse genitrici, cercano di farsi strada nel difficile cammino che dovrebbe condurle ad una piena emancipazione dalla loro soggezione all’uomo e ai ruoli in cui sono rimaste a lungo intrappolate, e a spianare la strada sembra contribuire proprio il loro forte senso di appartenenza a questa piccola comunità, il loro voler vivere il paese.

About the author: virsol.71