Uno sguardo verso altre strade

01
giu
Uno sguardo verso altre strade

Ho conosciuto Emanuela tra il 2011 e il 2012, quando sotto la statua di San Francesco a Roma si raccoglieva quello che veniva chiamato il movimento degli Indignados.E insieme a questo eterogeneo gruppo di persone ci si poneva tante domande, quasi a voler incanalare energie che non trovavano la loro forma di espressione. Molti di queste sono passate, altre ti restano addosso, non fosse altro perché sono rimaste senza risposta.

Ricordo la conversione con Emanuela, che ruotava intorno a “Come possiamo realmente cambiare ciò che ci circonda?”.

Dopo 5 anni mi imbatto in AMARANTO, un progetto di Emanuela e di Manuela Cannone.  AMARANTO è la voglia di raccontare in un documentario modelli nuovi di esistenza e convivenza, nel rispetto della natura. Modelli “rivoluzionari” perché alternativi a quello basato sulle performance, sul paradigma possibilista e sulla trappola dello status.

AMARANTO sarà finanziato da una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal basso .

Ma adesso passiamo la parola a Emanuela e Manuela.

Prima di rispondere vorremmo raccontarti un fatto che è una coincidenza divertente e interessante, sembra quasi una rima di situazioni. Anche noi due ci siamo conosciute a una manifestazione, eravamo scese in piazza per protestare contro la chiusura di un piccolo cinema di Viterbo. Da quella manifestazione sono nate assemblee e incontri per ragionare insieme su un modello di cultura partecipato e sul valore che ha la cultura nella vita sociale di una comunità.

Mi piace immaginare questa sequenza di incontri, da una piazza ad un’altra, sempre con la stessa idea di costruire un mondo diverso, sempre con lo stesso chiodo fisso del Bene Comune!

E dagli Indignados, passando per il piccolo cinema di Viterbo, siamo arrivate ad Amaranto che sembra un po’ la sintesi di tutto ciò: portare in sala il racconto di un mondo diverso!

Nascere, imparare, viaggiare, vivere, coabitare, agire, rinascere: quanto queste parole, che chiudono il video di presentazione del vostro progetto, sono l’anima del progetto?

Queste parole sono l’anima del progetto perché rappresentano le tappe del racconto di Amaranto, abbiamo pensato di descrivere la vita di un essere umano, dalla nascita fino alla vecchiaia, e per farlo abbiamo scelto i passaggi sostanziali che appartengo al quotidiano di tutti noi. Crediamo sia necessario domandarci cosa significhi nascere, imparare, viaggiare, vivere, coabitare, agire e rinascere perché la società in cui viviamo ha predisposto dei modelli che sono sempre più distanti dal valore umano di queste azioni. Ognuna di queste parole, attraverso le storie che raccontiamo, trova un significato nuovo ovvero ritrova un significato antico.”


“La cosa più difficile delle persone è cambiare il proprio modo di vedere la vita”. Il cambiamento è il filo rosso del vostro progetto. Cosa significa il cambiamento e perché nella nostra società, quella delle infinite possibilità, c’è così bisogno di raccontarlo?

Nella nostra società le infinite possibilità non sono necessariamente sinonimo di libertà, essere liberi significa anche essere consapevoli e spesso questo ventaglio di opzioni che ci viene dato nasce dalla stessa logica, è un po’ come stare dentro un spazio che ci appare immenso ma in realtà è delimitato da un recinto; ci dicono qui potete fare quello che volete, ma non ci raccontano quello che c’è oltre il recinto. E noi vorremmo andare oltre a quel recinto per scoprire chi ha scelto seguendo principi diversi da quelle infinite possibilità. Ascoltare sé stessi, quello che si è veramente, che si desidera, scoprire cosa ci rende felici e ci riempie la vita nutrendola è qualcosa che spesso viene omesso. E poi il cambiamento è necessario, ci sono delle urgenze che non possono essere evitate, stiamo chiedendo a questo pianeta più di quello che può darci, ogni anno siamo in debito di risorse.

Il modello economico della nostra epoca non tiene conto delle esigenze del pianeta e della felicità dell’essere umano, non si prende cura di ciò che abbiamo in prestito. Non è pensabile proseguire su questa strada e il modo più semplice per cambiare il sistema è partire da noi stessi e rileggere la vita attraverso quegli elementi che sono parte della nostra natura. Per questo crediamo sia necessario raccontare storie che hanno una prospettiva diversa, non siamo le prime a farlo, ci sono tanti libri, documentari e articoli che ne parlano, ma ognuno ogni volta aggiunge un tassello per raggiungere quella massa critica capace di determinare il cambiamento.”

Qualcuno ha scritto “AMARANTO è un documentario sulla felicità”. Non si può essere felici anche senza il cambiamento?

Si può essere felici senza essere in armonia con sé stessi e con ciò che ci circonda? L’immaginario collettivo è popolato da significanti che hanno perso significato. Parole come felicità, bellezza o benessere sono collegate a situazioni o oggetti effimeri e passeggeri, distanti dai reali bisogni di una persona. La felicità è qualcosa che si coltiva, che ha radici nella terra e rami che tendono verso il cielo e come un albero non può crescere se non scende in profondità.

Si può essere felici se ignoriamo da dove veniamo e non ci preoccupiamo di ciò che stiamo costruendo?
Ogni nostro gesto ha un grande significato e lascia un’impronta nella vita di tutti, la felicità è qualcosa che si condivide, non si può ignorare ciò che ci sta intorno, quando decidiamo come nascere, imparare, viaggiare, vivere e coabitare pensiamo di fare una scelta personale, ma in realtà scegliamo di assecondare un modello economico, sociale e culturale e non è irrilevante quello che facciamo, produce effetti che viviamo anche se ci sembra che tutto provenga dall’alto.

 La felicità è qualcosa che si costruisce sul rispetto, si può essere felici senza rispettare il proprio tempo, l’ambiente che ci circonda e la vita delle altre persone? L’Occidente ha fatto della velocità il suo simbolo, tutto e subito, e il lavoro si mangia sempre di più quel tempo che dovremmo dedicare a vivere, lo esige in cambio di quel denaro che ci serve per comprare cose che a breve saranno da buttare e che finiranno nascoste in qualche terreno che poi sarà tossico. Senza consapevolezza, condivisione e rispetto crediamo si possa vivere soltanto una felicità apparente che non ha radici e che non riesce mai a sbocciare.”

Amaranto sarà finanziato con una campagna di crowdfunding. Perché avete scelto questa modalità?

Amaranto è un documentario tondo, non ha due facce: quello che si vede sullo schermo e quello che vive dietro le quinte, tutto ruota intorno alla stessa filosofia. Il crowdfunding è parte del racconto, è la modalità che meglio si sposa con quello che vorremo portare sullo schermo e con l’idea che muove questo documentario: il bene comune. Se pensiamo che ognuno di noi con la sua piccola quota può attivare un progetto grande, arriviamo anche a quell’idea che per cambiare le cose dobbiamo essere noi i primi a scegliere che direzione dare alla nostra vita e il risultato delle nostre azioni farà nascere quello che abbiamo immaginato e che da soli ci sembrava impossibile.

Avete scelto e valorizzato un certo numero di esperienze, perché raccontarle aiutasse a diffondere il modello di valori che rappresentano. Quali sono stati i criteri o le sensazioni che hanno portato a questa scelta?

Abbiamo scelto seguendo il principio del buonsenso, evitando ogni forma di estremismo e orientando lo sguardo verso quelle storie che nei gesti quotidiani hanno trovato una strada per sostenere modelli di vita alternativi aperti a tutti. Sono esperienze di vita senza recinti che accolgono chiunque voglia entrare. È una questione di centratura, di equilibrio, ecco, se dovessimo parlare di sensazione forse quella che meglio racchiude il nostro modo di scegliere è quella di stare in equilibrio.

AMARANTO sembra essere il risultato di un incontro virtuoso tra due donne. Quanto c’è del vostro essere donne in questo progetto?

Un amico dopo aver visto il video di presentazione del documentario ci ha detto: “Si vede che è fatto con un occhio femminile”. Crediamo ci sia molto, la determinazione di una donna contempla la bellezza e la cura dei particolari, la leggerezza e l’ironia, la morbidezza, l’ascolto e la curiosità, tutti elementi che sono la base del nostro lavoro. Amaranto non è un documentario che denuncia un mondo che non va, ma è un racconto che allarga lo sguardo verso altre strade, altre possibilità di vita, alla portata di tutti.

 

Foto di Daniele Vita

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