Ciao, sono Paola! L’invito a partecipare allo scambio di pensieri e parole in questo blog mi è arrivato da Michèle , un’amica conosciuta sul finire della mia stagione di studi e lavoro fiorentina. A Firenze, la città che mi adottò quando avevo 19 anni, mi ero trasferita dalla Puglia per andare a studiare, conoscere il mondo, insomma varcare i primi confini, visto che fino ad allora, a parte le gite scolastiche, non mi ero poi tanto mossa dal mio borgo natio: Martina Franca. Una cittadina arroccata su una delle colline murgesi, caratterizzata da un’architettura in stile rococò. Tale stile prevede decorazioni arzigogolate e sinuose, tuttavia difficili da realizzare su una pietra dura, che solo la pazienza degli artigiani locali sapevano rendere malleabile. E io mi sento un po’ come quella pietra: ho la testa un po’ dura  e difatti se sono convinta di qualcosa vado avanti senza arrendermi, tuttavia ho dovuto rendermi malleabile per adattarmi a tutti i cambiamenti della mia vita, alcuni avvenuti per scelta, altri per necessità. Per scelta studiai a Firenze: lingue e letterature straniere. Agli studi andavano accompagnati dei soggiorni all’estero e per diversi motivi mi ritrovavo quasi sempre in paesi di lingua tedesca. In seguito arrivò un’opportunità: poter fare la lettrice di lingua Italiana all’Università di Bonn per due anni, in un periodo in cui, il 2006, il lavoro intellettuale già cominciava a scarseggiare in Italia. Mi sentii onorata e accettai. Non mi sono mai pentita di aver intrapreso quella strada: fare l’ambasciatrice della cultura italiana mi rende felice, mi inorgoglisce. Purtroppo, nel 2008, rientrare in Italia era quasi impossibile e probabili datori di lavoro mi intimavano di rimanere all’estero e così è stato. Per necessità, appunto, sono rimasta in Germania e dopo aver intrapreso il cammino per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole superiori, eccomi qui a fare la “prof”. È un lavoro che faccio con passione e tenacia, convinta che in molti ragazzi ci sia del buono. Bisogna solo avere tanta pazienza come gli scalpellini del mio paese.